Sabato 7 marzo parteciamo tutte e tutti alla deposizione della corona in Piazza Santa Maria delle Carceri

Sabato 7 marzo parteciamo tutte e tutti alla deposizione della corona in Piazza Santa Maria delle Carceri

L’importanza di tale sciopero, già compreso da alcuni organi di stampa internazionali all’indomani del suo svolgersi, è ben riassunto in un articolo del New York Times del 9 marzo 1944: “In fatto di dimostrazioni di massa non è mai avvenuto nulla di simile nell’Europa occupata che possa somigliare alla rivolta degli operai italiani.
La repressione a seguito dello sciopero generale fu estremamente dura e venne resa possibile grazie all’apporto essenziale della milizia fascista. I rastrellamenti indiscriminati, provocarono l’arresto degli operai che avevano scioperato ma anche di coloro che non avevano niente a che fare con la protesta.(…) A Prato si scioperò ovunque nel vasto distretto tessile. L’astensione dal lavoro organizzata in modo capillare in collaborazione con i partigiani colse di sorpresa le autorità fasciste e tedesche per la sua compattezza. Il giorno 7 marzo, sulle rovine di un violentissimo bombardamento alleato, cominciò la “caccia all’uomo”.

(Dal sito del Museo della Deportazione e della Resistenza di Prato, l’articolo completo al link http://www.museodelladeportazione.it/la-deportazione-politica-da-prato/ )

Le organizzazioni sindacali in Italia, e in particolare la Confederazione Generale del Lavoro, sono state strumento di quel processo di crescita civile, culturale e organizzativa delle masse, che, grazie alla loro azione, passarono da forme primitive di espressione, di lotta e di presenza nella società a forme evolute, responsabili, politiche. Questo processo non si è sviluppato attraverso una fase di collaborazione e integrazione ma attraverso una drammatica e conflittuale fase di confronto sul meccanismo dell’organizzazione del potere, ossia sulla contrattazione del potere tra i vari portatori di interesse nella società. Uno degli episodi cardine di quanto sopra descritto fu lo sciopero che commemoreremo sabato 7 marzo. Le agitazioni del 1943 erano partite da rivendicazioni aventi ad oggetto prevalentemente aspetti economici, ma assunsero presto un connotato politico. Le forti repressioni effettuate infatti da fascisti e soldati tedeschi indussero il Comitato di Liberazione Nazionale a proclamare una mobilitazione dei lavoratori per il 1 marzo del ’44. Questa rappresentò il primo sciopero generale nella storia del fascismo, al quale aderirono in tutta la penisola quasi un milione di lavoratori.

Negli ultimi mesi l’attenzione e le energie della Camera del Lavoro di Prato, nonché di tutte le categorie, sono state catalizzate dal tema dello sfruttamento lavorativo. Questo tema, che nel nostro territorio assume aspetti ancora più drammatici perché riguarda in larghissima parte lavoratrici e lavoratori stranieri, i quali si trovano a fare i conti anche con le restrittive leggi vigenti e con l’assenza di tutele per chi denuncia, ci interroga quotidianamente non solo su cosa facciamo, ma anche su chi siamo, da dove veniamo, dove vogliamo andare. Il 7 marzo arriva quindi, quest’anno, con una serietà e una gravità ancora maggiore. Da una parte l’esigenza di far fronte alla richiesta di aiuto delle decine e decine di persone che si presentano nelle nostre sedi, dall’altra quella di comunicare all’esterno ciò che ogni giorno mettiamo in pratica ma anche quelle che sono le nostre proposte, affinché le iscritte e gli iscritti sappiano che il nostro non è un antifascismo da salotto, ma che si traduce in azioni molto concrete.

Onorare la memoria di chi, prima di noi, ha pagato con la deportazione, e in molti casi con la propria vita, il diritto alla libertà di dissentire attraverso anche lo strumento dello sciopero, ci rafforza nella convinzione di essere sulla strada giusta. Vorremmo che questo sentimento venisse raccolto anche da tutte e tutti voi, iscritte e iscritti alla CGIL che, negli ultimi mesi, ci avete giustamente chiesto dove siamo, cosa facciamo, domande alle quali abbiamo provato a rispondere raccontandovi il nostro lavoro, oltre che le nostre idee. Per questo vi aspettiamo numerose e numerosi sabato mattina alle ore 9:45 in Piazza del Comune a Prato, per partecipare insieme alla deposizione della corona in Piazza Santa Maria delle Carceri e, a seguire, all’iniziativa di Aned e del Museo della Deportazione e della Resistenza di Prato nel salone consiliare del Comune di Prato.