Di prima mattina ha preso la LAM che scende da La Briglia in città. E’ sceso in Piazza Mercatale e come tanti cittadini si è recato in Camera del Lavoro. Si è presentato al secondo piano come un qualsiasi pensionato e con passo deciso, appena sostenuto da un bastoncino da trekking, ha bussato alla porta. Lo attendevo, ci eravamo sentiti il giorno prima per telefono. La mascherina chirurgica, a coprire bocca e naso, faceva risaltare due occhietti furbi, vivi. Nella mano sinistra teneva alcuni fogli, ritagli di giornale come preziosi frammenti di memoria da tenere ben saldi. Prima di sedersi ha flesso il gomito e mi ha fatto cenno di salutarci, come l’era Covid prescrive. Niente strette di mano.
Così ho conosciuto Sergio Mari, un pezzo di storia della Resistenza pratese e della classe operaia nell’epoca fascista. Classe 1927, compirà 94 anni il 23 marzo, Sergio, “Il Postino” dello sciopero, Croce al Merito di guerra. Ha spiegato le sue carte sulla scrivania e prima che potessi aprire bocca ha iniziato a raccontare la sua esperienza di staffetta partigiana con la Brigata Buricchi.
Aveva 16 anni, l’8 settembre del 1943, e lavorava al Forti a La Briglia. Distribuiva l’Unità e l’Avanti clandestinamente e raccoglieva i soldi fra gli industriali per sostenere la lotta partigiana.
La mobilitazione per lo sciopero generale dei primi di marzo del 1944, organizzato dal Comitato di Liberazione Nazionale, con le parole d’ordine “Pane, lavoro, pace e libertà”, a Prato iniziò tra il 3 ed il 4 marzo. Dopo tre nottate di lavoro con un torchio rudimentale furono stampati migliaia di volantini, diffusi poi nelle fabbriche e ovunque fosse possibile, segretamente e nottetempo, sfidando il coprifuoco, per mettere al corrente dell’iniziativa il maggior numero di persone.
Sergio si ricorda lucidamente di quello sciopero, la prima opposizione esplicita di massa al fascismo, perché quei volantini lui li ha distribuiti. Il 3 marzo lo mandarono a Galciana a prenderli. Gli fasciarono tutta la pancia e, in bicicletta, si avviò verso La Briglia. Sulla strada per Vaiano trovò un posto di blocco con repubblichini e tedeschi di guardia. Erano quasi le 18, stava per scendere il coprifuoco ed un tedesco lo fermò, mettendolo al muro con l’arma puntata addosso. Se gli avesse chiesto di aprire il giaccone Sergio non sarebbe qui, di fronte a me. Per fortuna un repubblichino che lavorava al Forti lo riconobbe e lo fecero passare. La mattina del 4 marzo si tenne lo sciopero e l’adesione da parte dei lavoratori fu completa. Le agitazioni continuarono anche successivamente. Le reazioni di fascisti e nazisti furono immediate: in tutte le città interessate dallo sciopero furono arrestati e deportati migliaia di operai. A Prato il 7 marzo iniziò una vera e propria caccia all’uomo che portò all’arresto complessivo di centocinquantadue pratesi “per strada, prelevati da casa o direttamente in fabbrica” che, l’8 marzo dalla stazione di Santa Maria Novella, furono deportati a Mauthausen e sottocampi. Solo ventiquattro riuscirono a sopravvivere.
Sergio si è trattenuto per circa un’ora e al termine di ogni aneddoto non ha mancato di ricordarmi: “Lorenzo, a noi ci ha mosso il sentimento!”. Aveva voglia di raccontare e consegnare alla sua CGIL (iscritto fin dal dopoguerra), il peso della sua storia, quella di una generazione intera di adolescenti, non come fardello da sostenere ma come memoria da condividere, da non abbandonare alla testimonianza dei pochi rimasti in vita.
Si è alzato, mi ha ringraziato per avergli dato ascolto e si è incamminato per riprendere la LAM e tornare a La Briglia. Ci siamo salutati sotto il loggiato della Camera del Lavoro promettendo di sentirci presto. Sono tornato in ufficio e ho pensato a Filippo, mio figlio, che compirà 16 anni a Novembre. Mi si sono inumiditi gli occhi al pensiero che il coraggio di quegli adolescenti ha permesso la libertà anche a questo 45enne che sta scrivendo.
L’ho incontrato il 4 marzo di questo anno, 77 anni dopo quei fatti. Sergio mi ha chiesto semplicemente di non far inghiottire questi giorni dal gorgo del tempo.
C’ho provato, con queste poche righe, consapevole di non riuscire a rappresentare minimamente la forza del racconto ed il “sentimento” di una persona e di una vita così straordinaria.
Grazie Sergio! Grazie compagno!
Lorenzo Pancini, Segretario Generale Camera del Lavoro CGIL Prato





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