Nel solstizio d’estate

Nel solstizio d’estate

Siamo in piazza, anzi in strada, a difendere la Legge 194 del 1978, nota ai più come la legge sull’aborto; siamo in tante, donne di ogni età.

Compagne che c’erano anche nel ‘78, stoicamente immobili e silenziose in un caldo, afoso venerdì pomeriggio.

Siamo partite in fila, a due a due, in ordine perfetto, dalla Camera del Lavoro, abbiamo attraversato piazza Mercatale sotto un sole cocente. Donne: giovani, meno giovani, ragazze e adolescenti, con le facce di cera e la bocca cucita.
La fila delle auto si è fermata, neppure un clacson, abbiamo sfilato impettite; li ho visti, i visi degli automobilisti, sorpresi, curiosi, con i loro punti interrogativi stampati in fronte.
Ci siamo disposte, distanziate, ognuna come sentiva, lungo tutta la via e poi stop: ferme, zitte, come stabilito.
Non pensavo sarei riuscita a resistere un’ora in piedi, senza muovere un muscolo, come fossi stata di pietra.
“In un mondo pieno di rumore, in un tempo che va di fretta, niente è più rivoluzionario e provocatorio dell’ immobilità e del silenzio”, ci disse Samanta alla riunione del Coordinamento, penso proprio avesse ragione.
E’ stato bello assistere alle reazione dei passanti: vederli rallentare, fermarsi, sorprendersi davanti a quella scena inattesa.
Era quello che speravamo, che volevamo.
La gente chiede, vuole sapere cosa sta accadendo; chi rallenta, chi indugia, chi sorride, chi scatta foto, chi va al banchino.
Lì donne e uomini sono pronti a spiegare la ragione della nostra performance e a consegnare il materiale; per una volta non siamo noi ad inseguirli per un volantino, per questa volta ci esoneriamo da spiegare le nostre rivendicazioni a persone distratte, stavolta sono loro che vengono da noi, che vogliono sapere.
E’ stato sorprendente, siamo state sorprendenti.
Nelle strade del centro è andato in scena uno spettacolo, fatto di impegno, di fatica, di soddisfazione: un’alchimia perfetta.
La legge 194 l’abbiamo difesa così da chi vorrebbe cambiarla, o meglio da chi, se potesse, la cancellerebbe a beneficio di una società di donne progenitrici ad ogni costo.

Alla fine, dopo che ci siamo lanciate in un grido liberatorio, una signora che a lungo ha passeggiato con il suo cane tra di noi ci ha detto: “Posso restituirvi i commenti? Le reazioni di chi assisteva? Le ho ascoltate, soprattutto le donne, alcune vi sono davvero grate per quello che state facendo. Hanno apprezzato molto che stiate difendendo anche la loro libertà di scelta. Parlare di prevenzione, di maternità consapevole, sono cose importanti, non ho sentito nessun commento aggressivo, offensivo, è stato molto bello, grazie! ”. In quel momento a Serena sono spuntate lacrime di gioia.
Quello di venerdì 21 giugno 2019 è stato un solstizio d’estate molto speciale.

Manuela Marigolli, Segretaria della Camera del Lavoro Cgil Prato con delega alle Pari Opportunità