Il calo netto degli addetti alle unità locali delle imprese (2.150, -2%), la sostanziale tenuta del numero delle imprese attive, accompagnata, tuttavia, dalla riduzione delle unità produttive nel tessile (-85) e del commercio al dettaglio (-21); il picco negativo delle esportazioni (-17,7%); la caduta degli avviamenti al lavoro (-23,6%) e delle trasformazioni (-13,2%); l’aumento consistente delle persone (+1.456) e delle famiglie (+666) che percepiscono il reddito di cittadinanza (Rdc), a cui sono da aggiungere le persone (1.037) e le famiglie (2.454) assistite col reddito d’emergenza (Rem); i livelli mai raggiunti di cassa integrazione, con oltre 10 milioni di ore autorizzate: questi, in estrema sintesi i risultati del Report finale, elaborati da “L’osservatorio della crisi pandemica nella provincia di Prato”, di «un anno complicato», come l’ha definito il segretario generale della Camera del Lavoro Lorenzo Pancini, che lo ha presentato insieme a Enrico Fabbri e Dimitri Storai, curatori dei quattro precedenti bollettini e delle conclusioni.
«Un lavoro – sottolinea Pancini – che non è servito solo alla Cgil. C’è bisogno di non disperdere quanto fatto e di non affidarsi soltanto all’azione di un’associazione. Il nostro sistema ha bisogno di un osservatorio permanente che riesca a monitorare i suoi andamenti e l’andamento del mercato del lavoro».
Il rapporto del Laboratorio di Scienze del Lavoro (Laboris) del Pin e di Cgil Prato, delinea nelle sue conclusioni il quadro di un anno, il 2020, nel quale il restringersi dell’economia globale, “prefigura – per dirla con Fabbri e Storai – non trascurabili ricadute su molte varianti socio-economiche, a partire dai livelli occupazionali”.
Disoccupati, con il “blocco” sono meno – Partiamo da qui, dai livelli occupazionali.
La rilevante contrazione del Pil, sebbene abbia impattato sui livelli occupazionali locali, ha avuto effetti inferiori rispetto a quelli potenziali. “La contrazione – è scritto nel Report finale – della occupazione, per quanto si sia verificata, non ha toccato e nemmeno si è avvicinata ai livelli stimati. In tal senso non sembra superfluo ricordare il sostanziale blocco dei licenziamenti che, in tutta evidenza, ha contenuto in modo pressoché totale gli effetti della contrazione del Pil sul tasso di disoccupazione”.
Le stime attuali prospettano una crescita del Pil nazionale superiore al 4% sia per l’anno in corso che per il 2022. Considerata una crescita del Pil per l’anno 2021 pari al 4,2%, la ricaduta pratese potrebbe consentire “di limitare fortemente gli impatti occupazionali sul territorio”, riducendo il tasso tendenziale di disoccupazione al 7,4% e il numero di disoccupati potenziali a 8.858 unità. Sempre comunque superiori al 2019, anno che precede la pandemia: +1,2% tasso tendenziale di disoccupazione.
Avverte, tuttavia, il Report finale: “Con ogni probabilità, il superamento della attuale situazione sanitaria non si tradurrà […] in un ritorno allo status quo ante. È estremamente ragionevole attendersi che cambiamenti strutturali anche rilevanti si manifesteranno nei prossimi anni nei sistemi economici e sociali globali, italiani e dei diversi territori nei quali si articola il nostro paese”.
Aggiunge Pancini: «C’è bisogno di ripensare il nostro distretto. E per avere politiche adeguate occorrono analisi adeguate, che osservino con attenzione ciò che accade nel nostro territorio».
Occupazione stabile, cresce la disoccupazione – Nel periodo 2018-2020 l’occupazione a Prato sale in maniera moderata: nel triennio gli occupati aumentano del 4%, per la funzione di compensazione avuta dal settore pubblico, ma negli ultimi dodici mesi la percentuale di crescita è dell’1,1%. Salgono anche i disoccupati, segno che si continua a cercare lavoro anche in tempi difficili: nel triennio l’andamento dei disoccupati è altalenante, sono diminuiti complessivamente del 4,6%, ma tra il 2019 e il 2020 sono aumentati dell’0,6%.
Mercato del lavoro fermo – Il mercato del lavoro nel 2020, rispetto all’anno precedente, è congelato. Il numero degli avviamenti al lavoro cala drasticamente (-23,6%), e se anche le cessazioni diminuiscono (-21,6%) è anche/soprattutto “per effetto del blocco dei licenziamenti economici operato dal governo a partire da marzo 2020”.
Nonostante ciò i saldi sono leggermente negativi (-415 unità), con la resilienza che da “moderatamente positiva” nel 2019 (+0,9%) diventa negativa nel 2020 (-0,4%).
Il commercio è il settore che ha più risentito di più della crisi (- 4,8% di resilienza), con il commercio al dettaglio che ha perso 338 posti di lavoro (resilienza -7,2%), mentre nei servizi è stata la ristorazione che ha subito le maggiori conseguenze, con 903 posti di lavoro persi nel 2020 (resilienza -13,3%). Resilienza negativa anche per il tessile (-6,9%), che movimenta (avviamenti e cessazioni) meno della metà dei lavoratori: i saldi occupazionali del settore sono risultati negativi, 437 unità in meno.
Nel 2020, i rapporti di lavoro a tempo determinato sopravvivono solo nel 30,5% dei casi, nel 49,9% dopo il primo contratto ne segue un secondo, l’11,9% dei lavoratori perde il lavoro, solo il 5,5% passa a tempo indeterminato.
Nel 2020 il tempo indeterminato viene mantenuto nel 48,9% dei casi, nel 28% c’è cessazione, solo il 18,6% dei lavoratori fa seguire il tempo indeterminato da un altro tempo indeterminato, mentre il 3,9% subisce un downgrading contrattuale a tempo determinato.
Export in picchiata – L’export pratese, che sfiora 2,25 miliardi nel 2020, scende rispetto al 2019 del 17,7%. Considerato il 2018 anno di riferimento, Prato ha prestazioni inferiori nei due anni successivi sia alla Toscana (che nel 2019 e nel 2020, in misura minore, supera il 2018) che in modo meno evidente all’Italia, le cui esportazioni si contraggono nel 2020 rispetto al 2018.
Numero di imprese stabile – Al 31 dicembre 2020 le imprese registrate nella provincia erano 33.440, con una riduzione di 80 unità (-0,24%) rispetto all’anno precedente. Il numero delle imprese attive era, per converso, cresciuto di 19 unità.
Se la situazione sanitaria non ha impattato in modo rilevante sul numero delle imprese provinciali, un effetto non trascurabile si è registrato sui flussi relativi agli avviamenti di nuove imprese e alle cessazioni di imprese esistenti.
“Le difficoltà – sintetizza infatti il Report finale – connesse alla diffusione del virus Sars-Cov-2 […] se da un lato non si sono tradotte in un numero di cancellazioni relativamente elevato, dall’altro hanno determinato una minore propensione all’avvio di nuove imprese”.
Le maggiori riduzioni nel tessile (-3,92%) e nella meccanica (-4,62%). Difficoltà anche in tutti i comparti commerciali, escluso il commercio all’ingrosso.
Cresce complessivamente il numero delle unità locali delle imprese ma non nel tessile (-85) e neanche nel commercio al dettaglio (-21).
Più poveri – Nel 2020 i percettori di Rdc, a Prato, sono stati 6.155, i nuclei familiari 2.464, rispettivamente, rispetto al 2019, +31% e +37%. Le richieste si sono impennate tra agosto e dicembre: il numero dei beneficiari è cresciuto del +16,5%, mentre il numero dei nuclei è salito del +17,4%.
Sottolinea il Report finale: “Se, dunque, l’Rdc può essere considerato come un indicatore – seppur indiretto – della povertà presente nel territorio, i dati dell’Inps evidenziano una situazione grave: fra agosto e dicembre, a Prato, sono finiti al di sotto della soglia di indigenza 872 persone, pari a 365 nuclei familiari”.
E non finisce qui: ai percettori Rdc, vanno aggiunti i percettori Rem: 1.037 famiglie, 2.454 persone. Ma il dato che risalta di più è che sono state accolte poco più della metà (53,9%) delle richieste avanzate da 1.924 famiglie.
Scrive il Report finale: “Un disagio percepito estremamente elevato, che induce molti nuclei familiari a presentare domanda”
Ammortizzatori sociali “esplosi” – In tale contesto il ricorso agli ammortizzatori sociali è “esploso”. Nel 2020 sono state oltre 10 milioni (oltre 6 milioni assorbite dal tessile) le ore autorizzate di cassa integrazione ordinaria (Cigo), più 31 volte rispetto al 2019. Le Ula interessate (unità di lavoro) sono state 71.065, 52.503 operaie, 18.563 impiegatizie.
La crisi è evidenziata anche dalle ore autorizzate del Fondo di integrazione salariale (Fis): in Toscana nel 2020 sono state 90,9 milioni, a Prato quasi 7,6 milioni.
Le richieste di cassa integrazione in deroga (Cigd), a cui fanno ricorso i settori non coperti dalle altre misure di integrazione salariale, hanno ripreso la corsa da settembre, dopo una costante diminuzione da maggio, raggiungendo a novembre il picco di 357 mila ore autorizzate.





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