L’attacco ai dipendenti pubblici produce un’inferiore capacità di spesa a scapito di commercianti, esercenti, artigiani e industriali

L’attacco ai dipendenti pubblici produce un’inferiore capacità di spesa a scapito di commercianti, esercenti, artigiani e industriali

 

“Uno schiaffo tirato in faccia a 3868 lavoratori pubblici pratesi e una miopia sconcertante rispetto agli interessi dei propri rappresentati.” Questo il commento da parte del segretario generale della Funzione pubblica Cgil di Prato Sandro Malucchi al comunicato delle associazioni di categoria Cna, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti, Confindustria di ieri con cui stigmatizzavano lo sciopero dei dipendenti pubblici del 9 dicembre: “Il tentativo di censura rispetto all’esercizio del diritto di sciopero per imprecisate motivazioni di inopportunità compiuto dai rappresentati di commercianti, esercenti, artigiani e industriali richiama suggestioni infelici di periodi storici tragici ma soprattutto denota una visione imprenditoriale banale e sbagliata perché di corto respiro.”

“Lo sciopero del 9 dicembre infatti verte sulle necessità di assunzioni nella pubblica amministrazione, soltanto in sanità a Prato si sono persi 124 posti di lavoro in 3 anni, e su un rinnovo contrattuale che è lungamente mancato e che ha prodotto, in 10 anni, un aumento del 3,48% a fronte di un aumento del livello medio generale dei prezzi di beni e servizi pari all’11%”.

La diminuzione del potere d’acquisto del salario e le carenze di organico determinate dalla mancata riassunzione di 254 lavoratori pubblici di sanità, enti locali e uffici dello Stato, che sono  usciti dal sistema nel triennio 2016 – 2018 determina una riduzione del reddito di 12 milioni di euro annuo sulla complessiva massa salariale del sistema. Secondo la nota della Fp Cgil “prendere parte contraria e avversa alle richieste dei lavoratori pubblici determina una riduzione della capacità di spesa i cui effetti non determinano soltanto un peggioramento delle condizioni economiche dei lavoratori pubblici ma, contemporaneamente, una riduzione automatica delle entrate e delle possibilità di guadagno per commercianti, esercenti e imprese produttrici”.

“Un clamoroso autogol da parte di Cna, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti, Confindustria che dovranno spiegare ai propri rappresentati i motivi che hanno determinato la posizione contraria all’aumento della capacità di spesa di una parte dei lavoratori operanti sul loro territorio, il cui effetto ricadrà sulle loro casse già martoriate dalla pandemia”.