Lacaria (Spi Cgil Prato): “L’Inps deve garantire l’accesso dei pensionati alla propria “busta paga”, al proprio cedolino. La maggioranza è esclusa. E’ un diritto di civiltà. Ci vuole più rispetto”

Lacaria (Spi Cgil Prato): “L’Inps deve garantire l’accesso dei pensionati alla propria “busta paga”, al proprio cedolino. La maggioranza è esclusa. E’ un diritto di civiltà. Ci vuole più rispetto”

«I pensionati hanno diritto di accedere alle comunicazioni sulla loro pensione. E’ un diritto di civiltà e trasparenza». E’ netto Luciano Lacaria, segretario generale dello Spi Cgil Prato, nel denunciare la situazione che di fatto esclude, a causa del “divario digitale”, la maggior parte dei pensionati, circa il 70% sugli oltre 80.000 a Prato, 11,5 milioni sui 16 a livello nazionale, dall’accesso alla propria “busta paga”, dai cedolini mensili.

L’Inps da sei anni, infatti, ha soppresso le comunicazioni cartacee con cui inviava le informazioni sui trattamenti pensionistici: le informazioni sono accessibili solo on line, dopo il rilascio di un apposito Pin. «Come facilmente prevedibile – spiega Lacaria  – milioni di pensionati sono penalizzati, per la loro minore dimestichezza e il loro mancato accesso alle nuove tecnologie».

L’Inps, oltretutto, ha sospeso dal 1° ottobre 2020 il rilascio dei nuovi Pin, poiché dal   prossimo 1° ottobre l’unica modalità di accesso al suo sito sarà con lo Spid, «sistema di identificazione più sicuro del Pin – chiosa Lacaria – ma più complesso da ottenere e da utilizzare», anche perché presuppone la disponibilità di un indirizzo di posta elettronica e di un telefono cellulare di esclusivo utilizzo del pensionato.  Come dire: continueranno ad essere tanti gli anziani tagliati fuori dalle informazioni sulla loro pensione.

Il decreto semplificazioni, dicono allo Spi Cgil, per chi non ha accesso ad un domicilio digitale, ha previsto altre modalità di consegna dei documenti della pubblica amministrazione, da determinarsi con un altro successivo decreto, «riconoscendo che c’è un problema di divario digitale».

Per questa ragione, Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil di Prato, hanno lanciato “una campagna di comunicazione e mobilitazione”, per avere «soluzioni rapide ed efficaci» e per chiedere all’Inps «di garantire il diritto dei pensionati di accedere al proprio cedolino di pensione».

Inps che non informa neppure sul cambiamento del calcolo Irpef, che dal 1° gennaio non avviene più su 12 mesi, con conguaglio finale con la tredicesima, ma su 13, con il risultato di un assegno mensile è un po’ più basso: «Per carità, il conto finale è uguale, la variazione è di pochi euro, ciò che si perde mensilmente viene recuperato con la tredicesima, meno tassata. Ma anche in questo caso – sottolinea Lacaria – l’istituto di previdenza ha agito senza dare alcuna comunicazione ai pensionati. E’ chiedere troppo una maggiore attenzione? A noi, non pare».