Emergenza casa a Prato. Cgil e Sunia: “Un nuovo accordo territoriale per calmierare il mercato degli affitti e ridurre la tensione abitativa”

Emergenza casa a Prato. Cgil e Sunia: “Un nuovo accordo territoriale per calmierare il mercato degli affitti e ridurre la tensione abitativa”

«Mi rivolgo alle associazioni della proprietà a far prevalere l’interesse generale. Se ci sono sigle che non hanno questa volontà, le altre dovrebbero sfilarsi e sottoscrivere finalmente con gli inquilini un nuovo accordo territoriale, che manca dal 2003, per calmierare il mercato degli affitti». L’appello lanciato alle associazioni dei proprietari di case da Laura Grandi, segretaria generale toscana e commissaria pratese del Sunia, è stato il cuore della conferenza stampa sul “grave disagio abitativo di Prato”, che ormai non riguarda soltanto le fasce emarginate della popolazione, ma sempre più «ha – nelle parole del segretario generale della Cgil Lorenzo Pancini – i caratteri e il volto del lavoro dipendente».

E’ questa la grande novità dell’emergenza casa a Prato, aggravata dall’emergenza sanitaria, che Grandi e Pancini, con Davide Innocenti della segreteria regionale del Sunia, hanno descritto con tanto di numeri e cifre. A cominciare da quelle sui redditi, falcidiati, causa lockdown, dal massiccio ricorso alla casa integrazione: «A Prato – ancora Pancini – sono 30 mila i lavoratori che vi hanno fatto ricorso. Per un lavoratore in cassa integrazione per dodici settimane, tre mesi, ha significato perdere in media 350 euro, per un impiegato e un quadro anche 750 euro. Una riduzione di circa il 33% per un operaio, del 45% per un impiegato e un quadro». In queste condizioni pagare un affitto o un mutuo o far fronte ad altre scadenze («vedi Tari che sta arrivando») «è problematico, se non impossibile».

Allora vediamo la “situazione esplosiva” di Prato, raccontata da Cgil e Sunia

I numeri del disagio. Che a Prato la situazione sul fronte casa, aggravata con l’epidemia, sia difficile lo dimostra il numero delle domande per il contributo straordinario all’affitto: sono 1989 le domande presentate (846 cittadini italiani, 155 comunitari, 988 extracomunitari).

Il disagio abitativo si è espresso nell’aumento delle domande del 585% rispetto alle 340 del bando ordinario del 2019.

Delle domande presentate 1470 sono state ammesse, 519 respinte.

Delle domande ammesse 605 sono finanziate coi 496 mila euro stanziati dalla Regione, le altre 865, pur ammesse, non sono attualmente finanziabili.

Poche case pubbliche. L’emergenza abitativa pratese si sostanzia in altri numeri: Prato ha solo 1780 case popolari, fanalino di coda in Toscana per dotazione di edilizia residenziale pubblica. Tra l’altro 130 abitazioni sono sfitte, vuote, in attesa di ristrutturazione

Affitti più alti. Prato, dopo Firenze, è la città con il più alto costo al metro quadro degli affitti. Il prezzo medio di un monolocale è di 500 euro, che diventano 700 per un bilocale, salgono ad 800 per un trilocale e superano i 1000 euro al mese per un appartamento di oltre 90 metri quadrati.

Uno sfratto ogni 380 famiglie. Sono 1500 gli sfratti convalidati a Prato, 270 eseguiti con forza pubblica (fonte ministero dell’Interno). Prato è la quarta città Toscana per numero di sfratti, preceduta da Firenze, Lucca e Pisa.

A Prato il rapporto tra famiglie residenti e sfratti emessi è di 1 ogni 380 famiglie, per gli sfratti eseguiti 1/383.

Le previsioni, da settembre, quando scadrà la sospensione decretata dal governo per l’emergenza sanitaria, sono ancora più nere: si prevede il raddoppio o quasi degli sfratti esecutivi.

Covid, famiglie in difficoltà per l’affitto. Il Sunia di Prato, dal 1° marzo al 31 maggio, ha ricevuto 259 richieste di aiuto da famiglie colpite dal lockdown: 83 persone avevano chiuso la loro attività, 109 erano in cassa integrazione, o avevano almeno una persona in cassa integrazione nella loro famiglia, in 18 casi c’erano due lavoratori in cassa integrazione per famiglia, in altri 49 un lavoratore in cassa integrazione e l’altro con l’attività chiusa.

Solo in 39 situazioni i proprietari, tutti piccoli, hanno acconsentito ad abbassare il canone. Dalle grandi proprietà non c’è stata alcuna risposta alle richieste di ridurre i canoni. La situazione assume risvolti sempre più drammatici, anche perché sono molti i lavoratori che solo da pochi giorni hanno ricevuto la cassa integrazione.

Le prospettive per il 2021 sono ancora più cupe: il rischio è di trovarsi con centinaia di famiglie con lo sfratto esecutivo per morosità. Chiosa Innocenti: «E’ la dimostrazione più evidente che l’emergenza casa riguarda sempre di più gli operai, anche perché il lavoro si è impoverito».

Nuovo accordo per le locazioni. Anche per i numeri fin qui evocati, Prato avrebbe bisogno di un nuovo accordo per le locazioni (sono poco più di 13 mila – dati 2018 – le abitazioni in affitto in tutta la provincia) a canone concordato. L’ultimo sottoscritto tra i sindacati inquilini e proprietari risale al 2003, in un contesto economico migliore e con prezzi diversi degli affitti. «Prato è l’unico capoluogo in Toscana senza accordo territoriale» (Grandi).

Prato, situazione grottesca. A Prato c’è una situazione grottesca: si affitta con le procedure del canone concordato a prezzi da libero mercato; si prendono canoni alti, ma si gode della cedolare secca del 10%.

Meno Imu, e bonus. Un nuovo accordo territoriale sarebbe anche l’occasione per chiedere al Comune un saggio uso della leva fiscale, che favorisca la riduzione dei canoni: Imu agevolata al 5,7% sulle case ad affitto calmierato, con un ulteriore abbattimento ai proprietari che riducono del 10% il canone concordato, e un bonus di 500 euro ai proprietari che passano dagli affitti a libero mercato al sistema calmierato. Spiega Laura Grandi: «C’è un interesse oggettivo del Comune a favorire un accordo territoriale». Rafforza il concetto Lorenzo Pancini: «Il Comune di Prato credo che spenda ogni anno un milione per l’emergenza casa. L’accordo territoriale allenterebbe la tensione abitativa».

Commissione casa. Di fronte a questi numeri, «a Prato serve una Commissione casa» (Innocenti), prevista dalla legge regionale, formata da Comune, ente gestore patrimonio pubblico, corte d’appello, servizi sociali, sindacati, per affrontare i temi delle politiche abitative, ma anche per graduare gli sfratti dal prossimo autunno.