Dignità sul lavoro: l’orizzonte su cui costruire il nostro comune futuro. Lettera della CGIL di Prato alle iscritte e agli iscritti.

Dignità sul lavoro: l’orizzonte su cui costruire il nostro comune futuro. Lettera della CGIL di Prato alle iscritte e agli iscritti.

Carissima iscritta, carissimo iscritto,

in queste ultime settimane la stampa locale ha più volte riportato notizie di lavoratori pakistani in lotta contro il loro sfruttamento lavorativo. Le vicende riguardano in particolar modo alcune tintorie e stamperie a titolarità cinese, nonché la nota vertenza “Panificio Toscano”.
Ci preme ribadire, innanzitutto, la nostra indignazione e la nostra costante preoccupazione per gli scontri e le botte che le hanno caratterizzate. Alle vittime abbiamo espresso ed esprimeremo sempre solidarietà e vicinanza. Non avremmo mai voluto assistere – né mai vorremmo – ad un conflitto sindacale i cui effetti siano le ferite e le denunce anziché il giusto avanzamento dei diritti e delle condizioni materiali delle lavoratrici e dei lavoratori.
È anche per questo che abbiamo pensato di condividere, con tutte le iscritte e gli iscritti alla Cgil di Prato, una riflessione utile a raccontare e a far emergere in maniera nitida il nostro lavoro ed il nostro punto di vista.

Riteniamo che la questione “Panificio Toscano” non possa essere accomunata ad altre vicende dove i lavoratori stranieri, spesso, non hanno alcun contratto di lavoro o dove, talvolta, sono privi di permesso di soggiorno e per questo maggiormente ricattabili. Al Panificio Toscano, infatti, lavorano circa 132 persone, nessuna delle quali sprovvista di regolare contratto. Sono dipendenti assunti a seguito di un trasferimento d’azienda da alcune cooperative “spurie” con un accordo siglato da Flai Cgil e Uila Uil che ha garantito ognuno nel passaggio alle dipendenze del Panificio Toscano.
Il primo obiettivo della categoria, ma più complessivamente del nostro sindacato, era stato colto: la garanzia e la stabilizzazione dei posti di lavoro, perché di fatto nessuno è stato licenziato. Il secondo obiettivo era l’applicazione del contratto collettivo nazionale. Il Panificio Toscano applica il CCNL della Panificazione Artigiana ma noi riteniamo, e lo abbiamo sempre dichiarato nelle sedi della negoziazione, che il contratto debba essere quello dell’Industria della Panificazione.
Tuttavia la questione è ancora aperta come meglio specificato il 10 Luglio 2019 dalle segreterie territoriali di Flai CGIL e Uila UIL che “concordano sull’opportunità di rinviare la definizione dell’indirizzo di riferimento al momento in cui sarà rinnovato il contratto nazionale, tenuto conto che la questione dell’esatta distinzione tra indirizzo industriale e artigiano delle imprese è
contenuta nella piattaforma all’esame del tavolo di trattativa nazionale attualmente in corso”.
La correttezza dell’analisi e della linea intrapresa dalla Flai Cgil viene confermata sabato 20 luglio quando la maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori del Panificio Toscano (ben 92 su un totale di 132 dipendenti), dissociandosi dalle manifestazioni in atto, di fatto, certificano la condivisione del percorso intrapreso dal sindacato confederale.

Altra cosa è il tema dello sfruttamento lavorativo sul nostro territorio che, avendo assunto nelle aziende manifatturiere tessili non solo a conduzione cinese, ma anche italiana, caratteristiche di sfruttamento su base etnica, rimane profondamente attuale. La vertenza è ad oggi irrisolta poiché si intreccia con la condizione generale dell’accoglienza e dell’integrazione.
Crediamo sia fondamentale che tutte le cittadine e i cittadini contribuiscano ad un processo di vera inclusione, sociale e contrattuale, senza la quale i fenomeni di sfruttamento e di illegalità non potranno essere sconfitti. Riteniamo infatti che sia possibile combattere l’illegalità favorendo un cambiamento di modello sociale nella direzione di una maggiore inclusione, in cui le pari opportunità e i diritti di cittadinanza siano riconosciuti e la giustizia sociale sia l’architrave su cui incardinare un sistema ispettivo pubblico in grado di garantire efficacia ed efficienza nei controlli e nelle indagini.
Per conseguire questo risultato è necessario creare sinergie, reti e collaborazioni che abbiano un comune obiettivo: l’eliminazione dello sfruttamento lavorativo che sottende la negazione dei diritti e della libertà.

Il percorso appare lungo e impervio ma la nostra organizzazione non è all’anno zero.

La CGIL, infatti, è tra i promotori della promulgazione della Legge n° 199 del 2016 contro il Caporalato. La legge, che sul tema dell’illegalità e dello sfruttamento ha determinato un vero e proprio spartiacque, punisce pesantemente la condotta illecita del caporale, ovvero di chi recluta manodopera per impiegarla presso terzi in condizioni di sfruttamento approfittando dello stato di bisogno, e sanziona il datore di lavoro che utilizza, assume o impiega manodopera reclutata anche mediante l’attività di intermediazione.

In sede locale la Filctem Cgil ha promosso la sottoscrizione del protocollo ”Per il Lavoro dignitoso e per il ripristino della legalità nel sistema produttivo illegale pratese del tessile-abbigliamento” del 1 marzo 2017. Nel protocollo viene chiesta l’applicazione della responsabilità solidale per i committenti e l’applicazione del nuovo art. 603 bis del codice penale in materia di sfruttamento lavorativo, a cui è seguito nel 2018 il ‘Piano di Intesa’ promosso dalla Prefettura e che ha visto
firmatari i comuni della Provincia, l’Agenzia delle Entrate, l’Agenzia delle Dogane, la Guardia di Finanza, l’INAIL e l’Ispettorato del Lavoro.

Nel mese di luglio 2018, inoltre, ha preso avvio il Progetto INCLUDO – “Azioni di sensibilizzazione dei cittadini stranieri alle attività di tutela individuale offerte dal sistema servizi Cgil e rappresentanza collettiva della Camera del Lavoro Territoriale di Prato”, sostenuto dalla CGIL Nazionale e dalla CGIL Toscana che, finalizzato a promuovere l’inclusione sociale dei cittadini stranieri del territorio di Prato attraverso lo sviluppo di azioni di comunicazione sociale, animazione territoriale e mediazione culturale e linguistica, guarda con particolare attenzione al coinvolgimento dei cittadini appartenenti alle comunità cinese e pakistana. Nell’ambito del progetto sono stati organizzati due corsi di alfabetizzazione della lingua italiana rivolto a 38 donne pakistane. Lo sportello è aperto nella sede Cgil di via Dora Baltea a Chiesanuova il mercoledì pomeriggio.

Ogni anno la CGIL di Prato collabora attivamente al progetto SPRAR in partnership con Arci Regionale. Di fatto vengono erogati, presso le nostre sedi, corsi di formazione/informazione rivolti ai beneficiari del progetto SPRAR (giovani uomini e giovani donne rifugiati/e, profughi/e, richiedenti asilo), a cui diamo informazioni sui diritti e i doveri sul posto di lavoro.

La CGIL collabora anche al Progetto SATIS, Sistema Antitratta Toscano Interventi Sociali, collocato presso l’assessorato alle politiche sociali del Comune di Prato che, attraverso uno “Sportello dedicato”, si rivolge a uomini e donne vittime di sfruttamento lavorativo.

Inoltre segnaliamo che già nei primi sei mesi del 2019 gli Uffici vertenze della CGIL di Prato hanno aperto circa 50 vertenze per lavoratrici e lavoratori di diverse nazionalità (con prevalenza di quella pakistana) vittime di sfruttamento lavorativo. Oltre all’apertura della pratica i ricorrenti sono stati accompagnati ‘fisicamente’ all’Ispettorato Territoriale del Lavoro per la relativa denuncia.

Siamo consapevoli che ciò non basta.

Ciò che di positivo facciamo, e che talvolta non pubblicizziamo quanto sarebbe opportuno, è avvalorato dalla persistente domanda di tutela di tante persone, italiane e straniere, che ogni giorno accedono alle nostre sedi. Se le centinaia di persone che annualmente trovano accoglienza, ascolto e tutela dovessero ringraziare qualcuno, quel grazie sarebbe rivolto a tutte e tutti voi che sostenete la Cgil con la vostra adesione.
In una società in cui i messaggi, le informazioni, le notizie e la loro rapidità di diffusione sono una costante persistente, abbiamo ritenuto di dare priorità all’azione piuttosto che all’apparenza. La Cgil, infatti, continua a ritenere che lo sciopero, il picchetto e ogni altra forma di lotta democratica debbano essere il mezzo per il raggiungimento del risultato e non il fine a cui tendere senza occuparsi realmente della tutela, anche fisica, delle lavoratrici e lavoratori che non meritano, in nessuna circostanza, di trovare botte invece che diritti, le denunce invece che migliori condizioni di lavoro attraverso la contrattazione collettiva.
A chi chiede dov’è la Cgil noi rispondiamo: dove è sempre stata, dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori con la determinazione a trovare soluzioni ai problemi. Spesso riuscendoci, altre volte senza raggiungere il risultato sperato, ma profondendo in ogni circostanza l’impegno necessario. Ci siamo, da oltre cento anni, con i valori che ci caratterizzano e le iniziative che ci contraddistinguono. Con la stessa passione di sempre, e con volontà di perseguire e raggiungere una società più equa e solidale attraverso la dignità del lavoro, che rimane l’orizzonte su cui costruire il nostro comune futuro.

Alle Compagne e ai Compagni di lotta, i più cari saluti.

La Segreteria della Camera del Lavoro di Prato,
Prato, 31 luglio 2019.