Covid-19. La Cgil critica: “E’ un grave errore concentrare la cura in ospedale e sguarnire il territorio. Un danno da scongiurare”

Covid-19. La Cgil critica: “E’ un grave errore concentrare la cura in ospedale e sguarnire il territorio. Un danno da scongiurare”

Posti letto (148) dell’ospedale “S. Stefano” dedicati ai pazienti Covid ormai completi, e territorio impoverito dai trasferimenti degli infermieri nei reparti ospedalieri. E’ un grido di allarme e di preoccupazione quello lanciato dalla Cgil di Prato: “Ai 148 posti letto occupati totalmente si aggiungono i 35 delle malattie infettive e delle terapie intensive già completi. La descrizione peraltro è relativa a sabato scorso, nel frattempo sono aumentate le richieste di prestazione in attesa di trovare collocazione”.

Per il segretario generale Lorenzo Pancini la saturazione dell’ospedale produce due effetti: «Il primo è il sovraccarico, con il rischio di non riuscire a curare tutti i pazienti Covid date le necessità di cura delle altre patologie. Il secondo effetto è quello di concentrare tutte le forze e le risorse umane sull’ospedale, lasciando sguarnito il territorio, che poteva essere potenziato più di quanto non sia avvenuto con le Unità speciali di continuità assistenziale. Per quanto ben fornite di medici, le Usca soffrono di carenza di infermieri, che vengono destinati all’ospedale».

Preoccupato anche il segretario generale della Funzione pubblica Cgil Sandro Malucchi: «Una settimana fa abbiamo richiesto informazioni alla Direzione infermieristica di zona della Asl Toscana centro su quanti siano stati i trasferimenti, per valutare gli effetti sui servizi territoriali. Benchè le norme siano imperative e determinino la necessità di destinare almeno il 51% dell’impegno di spesa in sanità alle attività distrettuale e territoriale, assistiamo a una politica sanitaria che sposta il personale infermieristico in ospedale».

Una scelta organizzativa mai discussa ai tavoli della programmazione sanitaria, che fa dire a Pancini: «Nel corso del confronto con il segretario della Cgil Maurizio Landini avvenuto il 13 novembre scorso, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha affermato la necessità di rafforzare il territorio per contrastare in maniera più efficace la pandemia, riconoscendo errata la politica sanitaria poco incisiva sulla medicina territoriale. Ciononostante sembra che a Prato sia stato deciso di affrontare il Covid all’interno dell’ospedale, rinforzando le terapie intensive e i reparti specifici Covid e abdicando al pieno contrasto e cura sul territorio per mezzo degli infermieri. Se si considera che gli infermieri sul territorio sono già a ranghi ridotti, non sorprende che le attività distrettuali, veri presidi sanitari diffusi in tutta la provincia, soffrano della chiusura anticipata del servizio. Un danno da scongiurare».