Covid-19. Contagi nelle Rsa. La Cgil: assumere personale, medicina territoriale, residenze “dedicate” per separare gli anziani sani dai contagiati

Covid-19. Contagi nelle Rsa. La Cgil: assumere personale, medicina territoriale, residenze “dedicate” per separare gli anziani sani dai contagiati

«La fragilità delle Rsa e dei propri ospiti era chiara sin dall’esplodere, a marzo, dell’epidemia», così Lorenzo Pancini, segretario generale Cgil Prato, sulla diffusione dei contagi nelle Rsa della provincia di Prato, come da articolo in cronaca de La Nazione, a firma di Laura Natoli.

E’ una preoccupazione a più voci quella manifestata dalla Cgil di Prato, che vede scendere in campo non solo la Confederazione con il suo massimo responsabile, ma anche la Funzione pubblica e lo Spi, il sindacato pensionati, con i rispettivi segretari generali Sandro Malucchi e Luciano Lacaria.

«Per dare risposte concrete alle necessità di salute e sicurezza all’interno delle Rsa – dichiara Malucchi – bisogna procedere a nuove assunzioni di personale per sostituire gli operatori contagiati, e istituire una premialità specifica per indennizzare l’attività in Rsa dei lavoratori che si rendono disponibili», mente per Lacaria «le risposte devono partire dai modelli organizzativi. È fondamentale rafforzare il servizio tramite i Gruppi di intervento rapido ospedale territorio dell’Asl e le Usca per intervenire nelle residenze per anziani. Nelle Rsa si sta combattendo una battaglia che è di civiltà oltre che strettamente sanitaria, per alleggerire il peso che grava sulle residenze per anziani, è strategico potenziare la medicina territoriale, l’assistenza domiciliare e la telemedicina con il progetto regionale “A casa in buona compagnia”».

Più personale, interventi specifici e medicina territoriale, ma anche la creazione, nella proposta del segretario generale Lorenzo Pancini, di strutture “dedicate” per separare i contagiati da chi non lo è: «Il 1° novembre, in base ai dati regionali, i pazienti anziani Covid non superavano le 25 unità sui 962 ricoverati e gli operatori non erano più di 20 su 961. La situazione pratese era tra le meno compromesse nella Asl Toscana Centro. Ora, purtroppo, non è più così. Ci aspettiamo l’attivazione di protocolli e procedure che, sulla scorta delle indicazioni delle ordinanze regionali, separino i sani dai colpiti da Covid, attivando Rsa specifiche, ognuna dedicata a servizi che non possono più coesistere».