«Apprendiamo con piacere della discussione di un nuovo modello produttivo, organizzativo e commerciale nella sezione Moda di Confindustria Toscana Nord», dichiara Massimiliano Brezzo, della segreteria Cgil di Prato.
«Quello discusso, è un modello che riteniamo valido e che coglie tutte le nostre proposte fatte negli anni e sintetizzate nella nostra lettera aperta del 4 aprile, in pieno lockdown, con la quale indicavamo, per la salvezza della filiera, e quindi del distretto, di cominciare a discutere già da allora sul come saremmo ripartiti e non sul quando l’avremmo fatto, cosa che non competeva alle parti sociali. In quella occasione ribadimmo nuovamente che bisognava cambiare il modello, ricorrendo a “reti di impresa forti”, legate da patti di ferro. Meglio se fatti dai notai, con lo scambio di quote societarie. Un modello che garantisca ai committenti la capacità produttiva e ai terzisti il lavoro. Un modello che abbandoni le cosiddette aste dei mescoli e delle altre lavorazioni», ricorda il sindacalista.
«Riteniamo che la proposta in discussione – continua Brezzo – che mette alla base del modello la complementarietà del prodotto e del mercato, vada nella giusta direzione e, se realizzata, possa consentire di intercettare finanziamenti per l’innovazione altrimenti irraggiungibili».
«Auspichiamo inoltre – conclude il segretario della Cgil – che questa iniziativa possa essere orientata alla transizione digitale, circolare e green, per essere inserita nel progetto che, come distretto, dovremmo presentare per accedere ai finanziamenti europei previsti dal Next Generation Eu».





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