Meno diritti, più infortuni.

Meno diritti, più infortuni.

Di Juri Meneghetti (Filctem e RLS Camera del lavoro Prato).

In Italia sono in aumentano gli infortuni e le morti sul lavoro, questo è quello che si evince dalle rilevazioni di ministero del Lavoro, Istat, Inps e Inail diffuse pochi giorni fa.
Nel primo trimestre del 2017 le denunce di morti sul lavoro aumentano del 12% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente.
Gli infortuni sul lavoro con esito mortale denunciati sono stati 190 contro i169 del primo trimestre 2016.
Complessivamente gli infortuni sul lavoro denunciati all’Inail nel primo trimestre segnano un aumento di quasi il 6% rispetto al primo trimestre del 2016.
Poco meno di un quarto dei decessi è avvenuto in itinere ma l’incremento ha riguardato esclusivamente gli infortuni in occasione di lavoro.
Del resto, a fronte di un calo in agricoltura, l’aumento si concentra nell’industria e nei servizi, nel commercio, in sanità e nella logistica-trasporto.
Se ad una timida ripresa dell’economia si accompagna il peggioramento dei dati infortunistici significa che la ricerca di una maggiore produttività non avviene investendo in qualità e nei buoni fattori di impresa.
Le cause degli infortuni, anche a Prato, sono spesso le stesse di tanti anni fa – tornano infortuni che si pensavano “sconfitti” – ciò dimostra che l’innovazione di prodotto e di processo è spesso solo un modo di dire e non un modo di fare.
La battaglia per la sicurezza sul lavoro va condotta congiuntamente da parti sociali e istituzioni, con una strategia nazionale che il nostro Paese non ha ancora messo a punto.
Servono leggi idonee, poiché l’economia illegale, gli appalti scorretti e il dumping contrattuale sono ambiti dove i rischi sono maggiori.
Servono politiche mirate sui controlli, sul rilancio della prevenzione nei luoghi di lavoro, valorizzando anche i rappresentanti aziendali e territoriali alla sicurezza.
La Cgil denuncia da tempo che le politiche sul lavoro condotte da anni nel nostro Paese stanno togliendo valore e valori al lavoro e che gli ultimi Governi hanno ulteriormente ridotto i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.
I dati sugli infortuni vanno letti anche alla luce di ciò, poiché il diritto alla tutela della salute (e quindi anche della sicurezza) delle persone costituisce il fondamento di un Paese che si reputa civile.
Occorre cambiare segno alle politiche sul lavoro e per lo sviluppo.
Senza investimenti, pubblici e privati, il sistema produttivo resterà arretrato, inducendo al maggior sfruttamento delle persone.
Spesso oggi si eseguono stesse lavorazioni/mansioni ma con meno personale di un tempo, aumentando i carichi di lavoro e, a volte, anche con turnazioni non corrette.
Servono nuovi “e buoni” posti di lavoro, la mancanza di occupazione non potrà che aumentare la spinta ad un lavoro “qualunque esso sia”, quindi anche a rischio della propria integrità psico-fisica.