La Bomba del Futuro

La Bomba del Futuro

120 milioni di spesa e 15.000 addetti. Apro con queste due cifre perché questo è il risultato concreto, tangibile della lunga ed estenuante trattativa col governo. Queste le risorse impegnate nella legge di Bilancio 2018 dal Governo e la platea realmente interessata al blocco dell’innalzamento dell’età pensionabile. Un risultato utile? Certo, tutto è utile quando è un più. Ma è anche un risultato sufficiente?

La Cgil crede di no! Prima di tutto le due cifre da sole in confronto all’enormità dei numeri, i pensionandi previsti per il prossimo anno e la spesa per le prestazioni, parlano da sole: sono quantità che incidono marginalmente su ciò che accadrà a partire dal 2018, cioè l’allungamento della vita lavorativa per tutti.

Ma questa è solo la prima ragione, la più immediata, in realtà ne esistono altre più di fondo, che è necessario valutare, capire per controbattere la propaganda politica a partire dalla questione che viene sempre sottolineata: quella dei giovani.

Ebbene, noi diciamo che proprio la proposta della Cgil è fondata sulla necessità di dare una risposta soddisfacente ai problemi dei giovani, di riconoscimento di un diritto. Solo che, se guardiamo con attenzione l’attuale condizione frustrante dei giovani, non c’è solo l’oggi, ma un domani forse ancora più grave: quello di quando questi giovani, intere generazioni, andranno in pensione.

Con che prospettiva? Quali aspettative legittime?

Le mere valutazioni economiche dicono che si passerà dall’attuale valore medio delle pensioni pari al 45% rispetto alle retribuzioni (ed è già molto basso, lo capite da soli) ad un valore medio del 33% in base al puro calcolo contributivo che naturalmente riguarderà tutti coloro entrati a lavorare all’indomani del 1° gennaio 1996. Oltre un quarto più basso di quello attuale.

Quella che si prospetta è una bomba sociale. Una massa sterminata di poveri, i cui effetti sociali si protrarranno per decenni. Chi garantirà la sussistenza minima a questa massa di futuri pensionati ai limiti della fame? Chi pagherà le loro bollette, le spese per la casa, i consumi minimi?

I figli dei figli, i nipoti, dovranno sobbarcarsi anche questo? E’ così che Padoa Schioppa intende pensare ai giovani?

Noi sappiamo che parlare di ‘intervento strutturale sulle pensioni’ non vuol dire parlare per chi in pensione è già o ci andrà domani, dopodomani. Significa pensare con consapevolezza politica e responsabilità a quella massa sterminata di giovani, e meno giovani, che oggi effettuano lavori precari, con bassi salari, lavori intermittenti, con periodi frequenti di disoccupazione. Sono i giovani vittime della discontinuità e dei working poors. Tutti costoro non solo vivono male oggi, ma si stanno costruendo un futuro in cui non sarà proprio possibile vivere. Perché se con mille euro al mese si vive molto male, con un terzo di questa cifra rimane solo l’indigenza.

Questa è la nostra battaglia, che cominciamo ora, dicendo no! alla proposta del governo, in quanto I CONTI NON TORNANO. Stanno qui le ragioni per cui abbiamo indetto una giornata di mobilitazione e 5 manifestazioni per Sabato 2 dicembre, continuando – caparbiamente – a proporre problemi e proposte di soluzioni; soluzioni che non siano uno spot elettorale, ma abbiano una coerenza sociale, una sostenibilità economica, una durata nel tempo.
La sostenibilità economica che noi cerchiamo, però non può essere quella di aziende che si reggono in piedi solo grazie ai bassi salari; in un mondo che ha davanti, già oggi e sempre più domani, livelli di innovazione tecnologica enormi, occorrono investimenti adeguati e forme organizzative nuove; dove nuove non vuol dire inesistenti, ma adeguate a nuovi, diversi ma non minori, livelli di sicurezza.

Negli ultimi decenni abbiamo assistito ad un processo di spostamento della ricchezza dal lavoro ai detentori di capitale. Questo processo è aumentato dentro la crisi. La nostra battaglia deve essere rivolta a che tutto questo cambi, perché il lavoro trovi una sua dignità: nuova, ma non inferiore in qualità a quella che abbiamo costruito in passato con le nostre lotte, le nostre proposte, le nostre alleanze.

Non sarà possibile ottenere tutto subito. Ciò che otterremo sarà meno di quello che dovremmo e vorremmo ottenere. L’importante è che la direzione sia giusta e la battaglia ci consegni risultati veri!