Il rischio del “no al divorzio”. Cosa c’è dietro al Ddl Pillon e perché scendiamo in piazza.

Il rischio del “no al divorzio”. Cosa c’è dietro al Ddl Pillon e perché scendiamo in piazza.

Nessuna di noi, come, crediamo, molti di voi, aveva mai sentito parlare, fino a qualche settimana fa, del signor Simone Pillon, Senatore della Repubblica Italiana. Non avevamo neppure mai visto la sua faccia che adesso, scorrendo sui Social, troviamo molto spesso, mentre sfoggia un esagerato sorriso. Ci è nata spontanea la domanda: ma che avrà tanto da sorridere? Dev’essere davvero molto soddisfatto del suo disegno di legge. In quanto avvocato e mediatore familiare c’è da esserne fieri, visto l’obbligo a ricorrere al legale e alla mediazione anche nell’ipotesi di divorzio consensuale. Noi purtroppo nella sua proposta non abbiamo trovato un solo elemento per essere soddisfatte. Se una coppia vuole divorziare, anche consensualmente, il disegno di legge Pillon complicherebbe parecchio la vita perchè il percorso obbligatorio da intraprendere farebbe lievitare tempi e costi: la questione merita davvero un approfondimento.

Alla fine potranno divorziare solo le persone con maggiori redditi? Il rischio è alquanto probabile.

Proviamo per un attimo a pensare cosa potrebbe determinare la mediazione obbligatoria in caso di separazione per violenza domestica; quale mediazione potrà mai esserci in una situazione in cui il marito picchia la moglie e i figli? Dovesse passare la proposta di Pillon, l’obbligo rimane anche in queste drammatiche circostanze. A questo punto è legittimo pensare che soddisfatti non lo saranno neppure le donne e gli uomini di buon senso di questo nostro Paese. Rimettere in discussione il diritto al divorzio è alquanto grave e non può essere in alcun modo sottovalutato.

Ma nel progetto di Pillon il peggio non è ancora finito: c’è anche la gestione dell’affidamento delle figlie e dei figli. I minori avranno l’obbligo di ‘vivere a metà’, metà tempo di vita con la madre, l’altra metà col padre. Nel disegno di legge non sono tenute in considerazione: condizioni familiari, città di residenza, inclinazioni personali; nessuna libertà di scegliere pena l’accusa per il genitore “preferito” di aver plagiato la figlia o il figlio: la cosiddetta “alienazione parentale”. Nessuna di noi vuol negare l’esistenza anche di certe complesse situazioni, ma oggi sono i tribunali, dopo indagini e perizie, a determinare le possibili soluzioni nell’interesse del minore; se passasse il disegno Pillon non sarà più così, l’ interesse del minore non sarà più la priorità.

Come se non bastasse, Il progetto di Pillon prevede l’ annullamento dell’assegno di mantenimento a favore dei figli; il loro mantenimento sarebbe suddiviso tra i genitori, senza che si tenga di conto delle condizioni di reddito. In Italia le donne sono in genere la parte economicamente più debole delle coppie, hanno spesso stipendi più bassi a causa del lavoro discontinuo, del lavoro a tempo parziale o del lavoro meno qualificato e anche perché, lo sappiamo bene, si occupano in maniera sistematica del lavoro di cura. Il Senatore Pillon vuole penalizzarle ulteriormente?

Abbiamo letto, approfondito, ci siamo confrontate e siamo sempre più convinte che questo disegno di legge sia ingiusto e pericoloso. E’ il nostro giudizio. Siamo state al merito, siamo assolutamente convinte che chiedere il ritiro del disegno di legge Pillon sia una battaglia di civiltà.

Se a proporre il Ddl è un senatore che parla di indissolubilità del matrimonio, si spiegano molte cose; si spiega anche perché è normale essere molto preoccupate, ma altrettanto determinate a non lasciare il campo libero.

Il Coordinamento Donne CGIL e SPI Cgil di Prato