CONTRATTIAMO PER RECUPERARE REDDITO

CONTRATTIAMO PER RECUPERARE REDDITO

Venerdì 7 febbraio Ires e Caaf Cgil Toscana hanno presentato uno studio sui redditi dei cittadini toscani. In esame sono stati presi circa 500mila tra dichiarazioni Isee e modelli 730: tra questi sono stati selezionati i contribuenti che hanno mantenuto invariata la propria condizione, dal 2007 ad oggi. Il campione è costituito da lavoratori dipendenti pubblici e privati con occupazione stabile e pensionati. Quello che è emerso è che a fronte di un aumento nominale del reddito medio, pari al 5,28% nel periodo preso in esame, la tassazione media nello stesso periodo sugli stessi redditi è aumentata del 10,65%, mentre l’inflazione è stata del 5,1%. Tutto ciò in una regione che ha l’addizionale Irpef tra le più basse d’Italia e dove le imposte comunali sono sotto la media nazionale (questo grazie anche alla nostra azione con la contrattazione sociale). Cosa succede nell’altra parte di Paese dove hanno una situazione peggiore della nostra, è facile immaginarlo. Per contrastare questa deriva sono stati fatti uno sciopero generale e una manifestazione nazionale. Ma il governo ha disatteso le nostre rivendicazioni. Di fatto siamo di fronte ad un impoverimento della classe media, in cui si trasferisce reddito dal consumo allo Stato attraverso un’imposizione fiscale che ha agito in modo iniquo, in particolare sui redditi fissi che costituiscono oltre 80% delle entrate fiscali.
La prima questione da porre è la restituzione del drenaggio fiscale, pena l’annullamento di qualsiasi beneficio. Qualsiasi aumento, sia che derivi dal rinnovo contrattuale sia dall’adeguamento delle pensioni (per quelle che stanno dentro una certa fascia di reddito), viene in parte annullato perché si colloca dentro l’aliquota marginale più alta. Il degrado monetario, la minor capacità di spesa data dal reddito al netto delle imposte pagate, è calcolato percentualmente. Ne deriva che se il recupero non restituisce – attraverso un aumento delle detrazioni fiscali – il maltolto, ossia il differenziale tra l’aliquota marginale e quella media, l’unico che ci guadagna è il fisco in quanto tassa un reddito non disponibile.
Lo studio di Ires e Caaf fotografa una porzione di mondo che oggi possiamo definire “fortunato”, in quanto si tratta di pensionati e occupati in modo stabile che non hanno subito neppure il ricorso agli ammortizzatori. Se il quadro si allarga a chi un lavoro lo ha perso e a chi un lavoro – se pur mantenuto – lo ha visto diventare più povero e più precario, diventa evidente quanto bisogno vi sia di contrattare. E c’è tanto bisogno di un sindacato che faccia della contrattazione il proprio architrave strategico e il proprio profilo identitario: è la forza delle cose che lo dice.
Contrattare a tutti i livelli, con il governo, con la Regione, con i Comuni, tramite la contrattazione sociale e la contrattazione di categoria. Serve una Cgil unita che metta al primo posto della propria azione la contrattazione con le controparti private e pubbliche, che rinnovi i contratti, che contrasti una deriva che sta alleggerendo le tasche di un numero crescente di persone di classe media, senza dimenticare atipici, disoccupati e precari. La funzione contrattuale necessita di regole che abbiano come primo obiettivo la certezza dell’esigibilità del risultato ottenuto, che deve essere condiviso dalla maggioranza dei destinatari delle intese realizzate e dalle organizzazioni sindacali che rappresentano la maggioranza dei lavoratori. Tutti aspetti che si possono ritrovare nel testo sulla rappresentanza siglato il 10 gennaio.