Gino, mio nonno, se lo è portato via il fascismo

Gino, mio nonno, se lo è portato via il fascismo
Gino, mio nonno, non l’ho mai conosciuto, se lo  è portato via il fascismo, è morto che non aveva ancora 36 anni. Mi è mancato questo nonno, mi è mancato sempre e lo amo come si amano gli eroi.
E’ morto nel  sotto campo di Dachau.  A casa aveva una giovane moglie e due figli piccoli, mia madre e mio zio: hanno aspettato e sperato con tutte le forze che lui tornasse.
Sulla parete accanto al lettone della mia nonna Annita c’era una sua foto e una fioca lucina sempre accesa a ricordare ciò che era indimenticabile.
Mia nonna ci raccontava sempre del nonno, ogni volta si commuoveva e noi nipoti si piangeva piano, insieme a lei. Ci raccontava di come si erano conosciuti e di quando si erano  promessi di sposarsi , erano  ancora ragazzini.
Ci raccontava di quando l’aveva salutato per l’ultima volta, quando fu richiamato alle armi,  di quando fu fatto prigioniero e deportato in Germania, non lo rivide mai più.
La costringevamo a leggerci e rileggerci quei biglietti  che lui le aveva scritto durante la prigionia e che un compagno,  sopravvissuto al campo di concentramento, le aveva riportato alla fine della guerra.
Erano parole d’amore e di speranza per una vita che li aspettava. Non le scriveva mai di quello che stava soffrendo e di come sentisse vicina la morte, rassicurava lei e suoi bambini; da così lontano l’unica cosa che poteva fare era immaginarli in salute.
Ricordo che piangevo alle parole dolci di mio nonno, alle sue preghiere; era credente mio nonno, era gentile, così  lo descriveva mia nonna. Era  davvero un buon cristiano mio nonno Gino e si capiva anche dalle sue parole, sulla carta sgualcita di quelle preziose  lettere.
Sono cresciuta nel ricordo di un nonno che non ho potuto mai abbracciare, sono cresciuta con la  storia triste della guerra, del fascismo, del nazismo,  e del dolore che ha provocato, e non solo alla mia famiglia.
Anch’io, come mia nonna aveva fatto con me, ho raccontato  a mio figlio della storia di mio nonno, una storia importante, perché non vada perduta.
Purtroppo c’è di nuovo tanto odio, troppi pregiudizi e pericolosi rigurgiti fascisti. Si muore ancora  nelle baracche, si muore di sfruttamento,  si muore per lavorare, si muore perché si è poveri.
Oggi si muore di razzismo e noi dobbiamo combatterlo, abbiamo il dovere morale di combatterlo perché  è profondamente sbagliato e ingiusto.
Il fascismo è stato il male, è stato l’orrore delle leggi razziali e mai e poi mai  accetterò che mi sia dica che ha fatto anche cose buone.
Era un regime che ha portato allo sterminio di milioni di persone innocenti, il resto è solo propaganda.
Insieme a mio nonno sono morti sei milioni di ebrei nei campi di sterminio, di Auschwitz, di Mauthausen, Birkenau e molti altri.
La Shoah resterà nella storia del mondo un immane orrore, indimenticabile nei secoli.
Quello che provo ogni volta che ci penso, e  non è solo per il giorno della memoria, è un  dolore fisico che fatico a controllare e continuo a chiedermi: come è stato possibile, come è potuto accadere.
“Mai più fascismi, mai più razzismi” deve essere un mantra, per me lo è da che ho memoria.